Una culla nel lago: la leggenda del Lago Moro

Una culla galleggia in mezzo al lago, di notte. Sulla superficie dell'acqua la nebbia serpeggia tra le canne. Il silenzio entra nelle ossa e fiacca ogni vitalità. La culla è di legno, quattro pezzi inchiodati male, ingrigiti da una patina limacciosa. Sembra impossibile che riesca a non affondare. Il grido di una creatura maledetta, forse un uccello notturno, spezza la notte.

LA LEGGENDA DEL LAGO MORO

Il viandante trascina il passo, si appoggia al bordone di noce, unica certezza di un viaggio troppo lungo. Ha tanto bisogno di riposo, di un letto asciutto e di una tazza di brodo caldo. Alza lo sguardo e scorge un bagliore lontano. Sarà la fame, pensa. No, è la fiamma di una lampada e dalla finestra s’intravede il bagliore di quello che potrebbe essere un focolare.


Il passo riprende forza; coraggio, non manca molto e la notte incombe. Eccola, la porta. Non ci sono cani rabbiosi a difenderla e questo è bene. Il viandante si aggrappa al battente arrugginito, da cui pende una testa di basilisco. Il primo colpo è debole, il secondo più deciso.


- Andate via!

La voce della donna risuona dietro una fessura, dietro c’è la sua orbita, circondata da ombre cianotiche.

- Vi imploro, aprite, sono vecchio e vengo da molto lontano, se non trovo un riparo non supererò la notte.

- Andate via! Qui non c’è posto per vagabondi e perditempo.

- Ero padre una volta, poi la febbre del mazzucco ha portato via tutta la mia famiglia e adesso sono solo al mondo. La mia unica speranza è raggiungere l’eremo dei frati, per morire in grazia di dio.

- Non è affare mio, ho già troppi pensieri per la mente. Non ho tempo per i casi vostri e di nessuno.

Si sente un mugolio, come di colombo o di agnello, anzi no, è un vagito.

- Solo qualche ora, all’alba me ne andrò, prometto. Un giaciglio andrebbe bene, anche quello dei vostri animali ma non lasciatemi qui a morire di freddo…

- Non c’è posto, né per voi né per nessuno!

Il clangore di una sbarra di ferro affievolisce ogni speranza.

Il vecchio ricomincia il suo cammino, con le gambe e i denti che tremano e dentro la pena più grande, quella dell’indifferenza. Piange pensando ai suoi figli, che non ci sono più, all’ultimo sorriso della bimba piccina, morta nel delirio della febbre a tre anni. Le lacrime degli ultimi però non vanno mai perdute: c’è qualcosa nell’equilibrio dell’universo che prima o poi pareggia il conto.


Dal cielo scende una pioggia sempre più nera. In pochi istanti diventa un diluvio, sconvolto dal vento. Le gocce battono sul lago, che si alza, si allarga, si prende le sponde e il sentiero. I massi franano dalla montagna, il fango e le pietre finiscono nelI’acqua. Il viandante è lontano e sta per svalicare verso valle. Si gira, travolto da un sentimento di paura, per guardare che cosa sta succedendo nella casa che poco prima lo aveva respinto. La strada è allagata e l’acqua ha sommerso la finestra. La donna si agita, urla, affonda e riemerge, si aggrappa alla culla ma qualcosa sembra trattenerla. Si vedono solo le sue mani, bianche, protese verso il cielo. Il lago la ingoia, per sempre. La culla no, resta sul lago, sospinta, a tratti, da una folata di gelo. La burrasca rallenta, la pioggia adesso sembrerebbe persino dolce, se solo non fosse così freddo. Di nuovo il grido di una creatura maledetta, forse un uccello notturno, o forse l’ultimo vagito del bambino.


Nelle notti di luna piena c’è chi giura di avere visto una culla che galleggia sul lago, che si è formato, secondo la leggenda, proprio quella notte.


IL LAGO MORO


Incastonato in una conca al centro dell’omonimo parco, il Lago Moro è caratterizzato da un particolare fenomeno, chiamato “meromissi”: è come se esistessero due laghi, uno sopra l’altro. Le acque superficiali, fino al livello di una ventina di metri sono soggette alla pioggia e ai piccoli ruscelli che scendono dalla montagna. La parte più profonda invece è più statica, con una temperatura costante di circa sei gradi. Il ricambio e il rimescolamento delle due aree si completa solo dopo un ciclo di circa 28 anni. Nei dintorni è possibile svolgere diverse attività sportive ed escursionistiche, inoltre fa parte della riserva anche l’area archeologica di Luine, con incisioni rupestri preistoriche, tra cui la rosa camuna.