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Daniela Rossi Saviore

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Leggo, scrivo, racconto storie: guida turistica autorizzata e giornalista professionista freelance - vivo in Valcamonica, la Valle dei Segni, primo sito UNESCO d'Italia - lavoro un po' ovunque in Lombardia, tra montagne, laghi, borghi, città e in tutto ciò che per me ha un senso

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Amedeo Da Sylva in Valle Camonica



Il fondatore del Convento dell’Annunciata a Piancogno è uno dei personai più misteriosi vissuti in Valle Camonica nella seconda metà del Quattrocento. Amedeo da Sylva (Ceuta, 1420? – Milano 1482) è un ebreo sefardita convertito, figlio di un principe castigliano, Roderico Gomez da Sylva, e di una duchessa portoghese, Isabella Menez, nonché fratello di Santa Beatrice da Silva, fondatrice delle monache Concezioniste. L'enigma parte già dal cognome, riportato più volte con grafie differenti: Mendes, Menez, Meneses, Menendez.

Da ragazzo, Amedeo frequenta la corte reale di Spagna, poi si sposa e in seguito va a combattere contro i Mori musulmani. Rimane ferito in battaglia a un braccio e torna in patria, deciso a prendere i voti nel convento della Madonna di Guadalupe, dove resta per dieci anni. Nel 1452 viene in Italia, ad Assisi, ed entra nei Frati Minori. Con il permesso del ministro provinciale francescano, arriva a Brescia per incontrarsi con il generale dell’ordine. È amico del re di Francia, Luigi XI. A Milano stringe un rapporto di grande confidenza con Bianca Maria Visconti e suo marito, Francesco Sforza. Per la sua vicinanza a Milano, la serenissima Repubblica di Venezia lo sottoporrà a un processo, da cui uscirà assolto. Per una decina d’anni sarà il confessore personale di Sisto IV, il pontefice della Cappella Sistina. Fonda 16 conventi e la congregazione che porta il suo nome, gli Amadeiti, accorpati nel 1568 ai Minori Osservanti da Pio V.

Scrive il Liber Revelationum, in seguito conosciuto come Apocalypsis Nova, un testo di teologia che ci è pervenuto solo attraverso citazioni e rifacimenti successivi. Il libro potrebbe avere influenzato anche l’opera di Leonardo da Vinci La Vergine delle Rocce, esposta al Louvre (Oreno e il libro dell’Amadio, di M. Elli). Il dipinto sarebbe ispirato proprio dall’Apocalypsis Nova, che poneva la Madonna e il Battista al centro della vita di Cristo: Maria come fonte di scienza totale e conoscenza universale.

Le sue posizioni sono vicine a quelle del predicatore Gioacchino da Fiore, anch’egli di origini ebraiche e lontano dallo spirito antisemita che in Valle Camonica, in modo particolare, caratterizzerà la presenza degli Osservanti. A Bienno, nella chiesa di Santa Maria Annunciata, accanto a precisi riferimenti antisemiti come la raffigurazione di Simonino da Trento, vi è la rappresentazione della vita di San Francesco in accordo con la concezione amadeita: Francesco è in tutto simile a Cristo, nasce in una capanna (falso storico perché è figlio di un ricco mercante), resuscita i morti e compie miracoli.

Il ruolo di Amedeo in Valle Camonica è complesso e da indagare nei documenti e negli affreschi rimasti sulle pareti a raccontare storie affascinanti, che vanno oltre quello che sembrano rappresentare.

ITINERARI E VISITE GUIDATE

Bienno, il borgo degli artisti

Piancogno, il convento dell'Annunciata

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