Arcangeli, i messaggeri di Dio

Quanti sono gli arcangeli e come si chiamano? Simboli e curiosità in alcune delle più belle opere d’arte di Brescia e provincia.


Gli arcangeli sono i comandanti delle schiere angeliche e portano agli umani i messaggi di Dio. Spesso rappresentati nelle più belle opere d’arte che si trovano anche a Brescia, nella zona del Lago d’Iseo e in Valcamonica, sconfiggono i demoni e cambiano il corso della Storia, affascinano e incutono timore. Ma quanti sono e come si chiamano?

EL, IL NOME DI DIO

Tutti i nomi degli arcangeli terminano con la sillaba “El”, termine utilizzato nelle lingue antiche, come il fenicio, il sumero, l’ebraico e l’aramaico per indicare una delle forme del nome di Dio. Ogni arcangelo è legato al significato del proprio nome, che designa un’azione o una prerogativa.

Per la tradizione gli arcangeli sono sette ma la cultura cattolica ne riconosce solo tre: Michele, Gabriele e Raffaele, gli unici citati anche nella Bibbia. I loro nomi ci sono familiari, lo sono meno gli altri quattro: Uriele, Sealtiele, Barachiele e Geuldiele, a cui si aggiungonoCamaele (Chamuel), l’arcangelo che cacciò Adamo ed Eva dall’Eden, Jofiele e Zadkiele (Hesediel), secondo lo Pseudo Dionigi. Raguele, Zerachiele e Remiele sono quelli nominati nel Libro di Enoch, riconosciuto dai cristiani copti ma non da cattolici ed ebrei. Sono riportati anche Sariel, Samael, Jophiel, Haniel, Simiel, Orifiel.

I nomi quindi sono ben più di sette, anche se la Cabala e alcuni testi esoterici si fermano a questo numero, che combacia con i sette pianeti mobili (Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno) e i giorni della settimana corrispondenti. I protestanti venerano Michele ma non riconoscono Raffaele, perché compare solo nel Libro di Tobia, ritenuto apocrifo anche in ambito ebraico.

GLI ARCANGELI NELL’ARTE

La storia dell’arte italiana ha generato opere di grande pregio dedicate agli arcangeli, in particolare sul tema dell’Annunciazione o della vittoria del bene sul male, oltre a dipinti e affreschi strutturati secondo complessi schemi teologici e astronomici, rappresentati dagli arcangeli e dai simboli che li caratterizzano. Vediamoli nel dettaglio:

MICHELE - È l’arcangelo guerriero, colui che ha sconfitto Lucifero, metafora del male espresso in forma di drago o di bestia feroce. Brandisce una spada fiammeggiante oppure regge una bilancia con cui pesa le anime dei morti, come il dio egizio Anubi o talvolta Horus. La psicostasia è una cerimonia, il momento del giudizio che precede il passaggio nel regno delle ombre. Il nome di Michele è una domanda: “chi è come Dio?”.

GABRIELE - Significa “la potenza di Dio”, è l’arcangelo che scende dal cielo e chiede a Maria se è pronta ad accogliere il figlio dell’Altissimo; per l’Islam, Gavriel rivelò il Corano a Maometto. In mano ha quasi sempre un giglio bianco, che indica la purezza della Vergine, oppure la bacchetta dei chierici ostiari. Altri simboli sono la fiaccola o lo specchio di diaspro.

L′angelo scese come ogni sera Ad insegnarmi una nuova preghiera Poi d'improvviso mi sciolse le mani E le mie braccia divennero ali Quando mi chiese: "Conosci l'estate?” Io per un giorno, per un momento Corsi a vedere il colore del vento (Fabrizio De André, Il sogno di Maria)

RAFFAELE - È “la medicina di Dio”, colui che guarisce, ed è anche lo spirito guida, come quando restituisce la vista a Tobia, il padre del giovinetto Tobiolo, per mezzo dell’unguento preparato con il pesce che aveva aggredito il ragazzo presso il fiume Tigri. Le disgrazie racchiudono sempre la via della guarigione. Le tele con Raffaele e Tobiolo sono di solito ex voto commissionati dalle famiglie per proteggere i fanciulli che dovevano compiere da soli viaggi molto lunghi. Raffaele è accanto al ragazzo, oppure è rappresentato da un pesce, un bastone, un vasetto con il farmaco.

GLI ALTRI ARCANGELI

Sealtiele è la comunicazione di Dio attraverso la preghiera, un orante a volte affiancato dal turibolo; Barachiele invece ha le rose, che rappresentano la grazia e la benedizione divine; Geudiele è la lode di Dio, con la corona in una mano e il flagello della penitenza nell’altra. Il più misterioso è Uriele: i suoi simboli sono la spada di fuoco e la fiamma, perché è la luce di Dio. Il Concilio di Aquisgrana del 798 proibì di invocarlo. Alcuni arcangeli, come Tubuel, Adimis, Tubuas e Sabaoth, ebbero fortuna minore perché ritenuti addirittura dei demoni. Secondo un decreto del 1992 (Litteris Diei 06/06/1992) per la Chiesa “è illecito insegnare e utilizzare nozioni sugli angeli e sugli arcangeli”, così come, secondo una disposizione del 2002 (Direttorio su Pietà popolare e Liturgia n.217), i fedeli non possono usare i nomi degli arcangeli non approvati (Gabriele, Michele, Raffaele) nelle preghiere pubbliche e private.

GLI ARCANGELI NELL’ARTE BRESCIANA

Bienno (BS), Colle della Maddalena o Cristo Re, affreschi della volta
Bienno (BS), Colle della Maddalena o Cristo Re, affreschi della volta


A Bienno, in Valle Camonica, nella volta a ombrello di una piccola cappella quattrocentesca situata sul Colle della Maddalena, Uriele è raffigurato con Michele, Gabriele e Raffaele, accanto ai quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco. Nell’arte bresciana tra gli arcangeli prevale Gabriele, sempre presente nell’Annunciazione di Maria, come negli splendidi affreschi del tardo Quattocento di Giovan Pietro da Cemmo, (chiesa di Santa Maria Assunta a Esine e di San Rocco a Bagolino), o nel sontuoso Polittico Averoldi di Tiziano, che si trova nella chiesa dei Santi Nazario e Celso a Brescia.

Michele è identificabile con il santo guerriero di derivazione longobarda, che ha determinato la scelta di quasi tutti i santi venerati a livello locale durante la diffusione del Cristianesimo nell’Alto Medioevo: i militari permangono anche nel periodo carolingio, uno su tutti San Martino di Tours, soldato romano figlio di un veterano di guerra. La versione pittorica più alta è senza dubbio quella di Francesco Hayez, nella pieve di Sant’Andrea a Iseo: un arcangelo completamente nudo che trafigge il dragone e si staglia nella luce dorata della salvezza. A Peschiera Maraglio, frazione di Monte Isola, la parrocchiale è dedicata proprio a San Michele Arcangelo: sulla volta, il bolognese Francesco Monti ha dipinto alcuni momenti della sua storia, come la sconfitta del demonio e l’apparizione sul Monte Gargano. A Michele era dedicata la cappella del Castello di Breno. Degno di nota anche il San Michele Arcangelo di Floriano Ferramola, una delle sue ultime opere, collocato all’ingresso della chiesa di San Salvatore, nel museo di Santa Giulia a Brescia.

ITINERARI COLLEGATI

  • Breno e la collina del Castello

  • Bienno e il Colle del Cristo re

  • Il centro storico di Iseo

  • Il museo di Santa Giulia a Brescia

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