Carlo Magno, il guardiano della fede


Nella chiesa di Santa Maria Annunciata a Bienno (BS), in una Sacra conversazione affrescata da Giovan Pietro da Cemmo alla fine del XV secolo, alla sinistra della Madonna con bambino compare un re, rappresentato con la corona, lo scettro e il globo dorato. Potrebbe trattarsi di San Sigismondo ma la figura fa pensare alla leggenda di Carlo Magno e del suo passaggio in Valle Camonica, diffusa in area alpina nel tardo Medioevo, con innumerevoli echi nel culto dei santi cavalieri, assai venerati nelle chiese locali.

LA STORIA


In un documento del VIII secolo c’è il riferimento a una donazione da parte del sovrano di alcune proprietà, tra cui la Valle Camonica, all’Abbazia di San Martino di Tour, avvenuta nel 774. Non ci sono evidenze storiche della presenza di Carlo Magno, che però, in qualità di imperatore circonfuso da un’aura di santità, è rimasto vivo a lungo nell’immaginario popolare.

La sua politica religiosa, in continuità con quella avviata dal padre, Pipino il Breve, prevedeva una concezione del ruolo del popolo di Dio all’interno della cristianità, promossa attraverso un nuovo impulso all’istruzione scolastica, all’ortodossia dei culti religiosi e alla revisione delle Scritture. Si occupò anche di questioni relative al patrimonio ecclesiastico con riforme riguardanti i diritti dei vescovi, che ordinava personalmente con l’olio santo. L’ambivalenza tra il ruolo militare e quello spirituale contrappose battesimi collettivi a orrendi massacri, come accadde a Werden negli anni ’80 del VIII secolo. Ripudiò per ragioni politiche due mogli: la nobile longobarda Desiderata (la manzoniana Ermengarda, che si rifugiò nel monastero di San Salvatore a Brescia), e Imiltrude, per sposare Ildegarda; secondo i biografi dell’epoca, praticava il concubinato.

LA LEGGENDA

Dopo la morte ad Aquisgrana, nell’anno 814, la figura di Carlo Magno, magnificato quale imperatore della cristianità, prosperò attraverso i meriti acquisiti durante il regno e con leggende alimentate dalle memorie delle sue gesta gloriose, dalle varie riesumazioni e dagli smembramenti del suo corpo in reliquie, attuati dai monarchi per promuovere il suo culto.

Il mito, utile alle intenzioni politiche dei regnanti successivi, si esprime da subito nella tradizione letteraria e nell’iconografia. Rabano Mauro, arcivescovo di Magonza, lo iscrive nel suo martiriologio; Urbano II lo esalta davanti ai Templari; si diffonde la Chanson de Roland, ispirata alla battaglia di Roncisvalle, in cui Rolando, paladino di Carlo Magno, si oppone ai saraceni in uno scontro che non è solo militare ma rappresenta la contrapposizione tra fede cristiana e fede islamica, tema ricorrente nell’epica medievale.

LA QUESTIONE DELLA SANTITÀ

La canonizzazione risale al 1165: l’imperatore Federico I Barbarossa costrinse l'antipapa Pasquale III a concederla con il rito dell'elevazione agli altari. Carlo Magno diventò santo e protettore della casa reale di Francia. Ad Aquisgrana, nel 1226, il cardinale Giovanni di Porto consacrò un altare “in honorem sanctorum apostolorum et beati Karoli regis”; nel 1471, Luigi XI scelse la data del 28 gennaio per celebrarne la santità; nel 1478, Carlo Magno diventò patrono della Confraternita dei messaggeri dell'università e nel 1487 fu dichiarato protettore degli scolari.

Carlo Magno è quindi considerato santo, anche se la Chiesa non ha mai ufficialmente né confermato né invalidato la canonizzazione. Il suo culto si celebra ancora oggi, il 28 gennaio, ad Aachen, “tollerato” per indulto della Santa Congregazione dei Riti.

Sacra conversazione con i santi Francesco e Carlo Magno (Sigismondo?)

Bienno (BS), chiesa di Santa Maria Assunta


Foto: Augusto Poli

ITINERARI COLLEGATI

Bienno, il borgo degli artisti

FONTI

La leggenda di Carlo Magno nel cuore delle Alpi

San Carlo Magno - santi, beati e testimoni

28 gennaio San Carlo Magno Imperatore

BIBLIOGRAFIA

Giorgio Azzoni (a cura di), La leggenda di Carlo Magno nel cuore delle Alpi - Ricerca storica e turismo culturale, 2012 Silvana Editoriale

DOCUMENTI

Caroli Magni Diplomata - Papia, XVI Iulius 774 (testo in latino)

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