Con i piedi nel Medioevo: le scarpe raccontano

In questo podcast: intervista con Virtus Zallot, storica dell’arte, autrice del volume Con i piedi nel Medioevo, edito dalla Società editrice il Mulino; il sonetto di Dante Alighieri Deh peregrini che pensosi andate.


I piedi sono il mezzo con cui cominciamo a cercare il nostro posto nel mondo: le scarpe rivelano il passato e determinano il destino. Il piede umano è un’opera d’arte e un capolavoro di ingegneria, scriveva Michelangelo Buonarroti. Alcuni secolo dopo, un altro grande artista, Alberto Savinio, sosterrà che è nei piedi la nostra coscienza. Scendendo - parecchio - di prospettiva, l’ultima citazione:


Così tante scarpe e solo due piedi… (Carrie Bradshaw, Sex and the city)

Il Medioevo è il tempo dei lunghi cammini, per i pellegrinaggi, per ragioni politiche o di studio oppure per i commerci: quali tipi di scarpe s’indossavano, e come sono rappresentate le calzature nella storia dell’arte medievale? Intervista con Virtus Zallot, docente di Storia dell’arte medievale e di Pedagogia e didattica all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia e professoressa di Storia dell’arte al Liceo Golgi di Breno. Studiosa di iconografia sacra, Virtus Zallot collabora con istituzioni culturali ed enti pubblici a progetti di ricerca e valorizzazione del patrimonio artistico. Per la Società editrice il Mulino ha pubblicato Con i piedi nel Medioevo - gesti e calzature nell’arte e nell’immaginario, prefazione di Chiara Frugoni.


🎙 ASCOLTA L’INTERVISTA


Deh peregrini che pensosi andate, forse di cosa che non v'è presente, venite voi da sì lontana gente, com'a la vista voi ne dimostrate, che non piangete quando voi passate per lo suo mezzo la città dolente, come quelle persone che neente par che 'ntendesser la sua gravitate? Se voi restate per volerlo audire, certo lo cor de’ sospiri mi dice che lagrimando n'uscirete pui. Ell'ha perduta la sua beatrice; e le parole ch'om di lei pò dire hanno vertù di fare piangere altrui.

Voi pellegrini, che camminate persi nei vostri pensieri e non piangete, venite forse da genti così lontane da non capire affatto che la città che state attraversando soffre un grave lutto? Se restate e se volete sapere quanto è grande il dolore, i sospiri del cuore mi dicono che poi voi ve ne andrete in lacrime. La città ha perso la sua Beatrice, colei che portava beatudine, e le parole che si possono dire su di lei hanno il potere di far piangere chi le ascolta.


Il 2021 sarà l’anno delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Pare che abbia composto questo sonetto, “Deh peregrini che pensosi andate”, mentre osservava i pellegrini che passavano da Firenze, diretti a Roma per il Giubileo del 1300. Secondo un’altra ipotesi risale invece a una decina di anni prima, in occasione dei pellegrinaggi per adorare la Veronica esposta in San Pietro a Roma, durante settimana santa.


L’interiezione all’inizio del primo verso, “deh peregrini”, di solito rappresenta una preghiera, implora attenzione. Dante estende all’intera città il dolore che prova per la perdita della sua amata Beatrice e non capisce come i romei possano continuare a camminare, indifferenti. Forse non sanno, pensa Dante, perché se sapessero non potrebbero fare altro che disperarsi. Il suo intimo sentire diventa universale, attraverso la sua poesia.


RIFERIMENTI ICONOGRAFICI


Le immagini online di alcune opere citate nell’intervista:


Facciata del Duomo di Fidenza, Benedetto Antelami

Alcune belle immagini sul sito del fotografo www.ghigoroli.com


Giotto di Bondone, Innocenzo III conferma la regola francescana

Basilica superiore di Assisi


Polittico di San Rocco, Antonio Gandino


Sant’Eldrado di Novalesa (TO)


Cattedrale di Piacenza, formella dei calzolai


Cattedrale di Chartres, finestra Il Buon Samaritano


Cristo della Domenica



Sposalizio della Vergine, Giovan Pietro Da Cemmo - Convento dell'Annunciata, Piancogno (BS)

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