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Daniela Rossi Saviore

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Leggo, scrivo, racconto storie: guida turistica autorizzata e giornalista professionista freelance - vivo in Valcamonica, la Valle dei Segni, primo sito UNESCO d'Italia - lavoro un po' ovunque in Lombardia, tra montagne, laghi, borghi, città e in tutto ciò che per me ha un senso

Qualified tour guide, freelance journalist, I live in Valcamonica, first UNESCO site of Italy (prehistoric rock art). I mostly work in Lombardy, land of mountains, lakes, astonishing hamlets and cities and wherever it makes sense to me.

La Pala Manfron all’Accademia Tadini


Uno dei pezzi più interessanti conservati all’Accademia Tadini di Lovere è il dipinto di Paris Bordon, conosciuto anche come Pala Manfron, che raffigura una Madonna accanto a San Giorgio e a San Cristoforo. È tornato in ottime condizioni nell’aprile 2016, dopo un breve periodo di assenza per lavori di restauro. Risale al 1526 circa, anno in cui Giulio Manfron, capitano di ventura al servizio della Serenissima, fu ucciso da un colpo di archibugio durante l’assedio di Cremona.

L’attribuzione è certa, perché in basso a sinistra si trova un cartiglio con la dicitura “PARIS BORDONVS TARVISIVS P.”: Paris Bordon è un esponente di tutto rispetto del Rinascimento italiano, allievo di Tiziano, fortemente ispirato dalla pittura di Giorgione. Sebbene definito da Vasari come “quegli che più di tutti ha imitato Tizian”, quindi privo di uno stile personale e senza alcun cenno d’innovazione, Bordon resta comunque un pittore raffinato e di ottime abilità tecniche, che ha come riferimento il mito della bellezza in senso classico. È proprio Vasari a tramandare che il personaggio armato dipinto come San Giorgio sia Giulio, come egli stesso apprese dall’autore.

L’immagine dinamica della Madonna che accoglie il Bambino dalle spalle di San Cristoforo suscita un senso di movimento, esaltato dal drappo verde, sostenuto dagli angeli, gonfiato dal vento. Sullo sfondo, un paesaggio agreste mostra il corso di un fiume, piccole figure di viandanti e animali. A sinistra, San Giorgio con il drago sconfitto, simbolo della vittoria del bene sul male, osserva assorto la scena. La sua figura mantiene dimensioni ridotte rispetto al corpo massiccio, quasi michelangiolesco, di San Cristoforo. L’armatura è l’unica nota scura in un contesto in cui i colori delle vesti sono vivaci e definiti.

La pala, realizzata per la chiesa di Sant’Agostino, entrò a far parte della collezione del conte Luigi Tadini nel 1805, acquistata per la somma di “lire 364 e soldi 16”. Esiste una copia conservata nella parrocchiale di Castelleone, vicino a Crema.

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